“Gli autoritratti di Vitoni”

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“Io mi vedo così”

L’immagine riflessa di Narciso che cerca un’identità nascosta è da sempre motivo di ricerca per l’introspezione personale dell’artista attraverso i secoli.

Negli autoritratti di Vitoni, funamboli su una corda tesa tra il figurativo e il figurale, il legame con l’apparenza comunica un’informazione che richiede la “diatriba cerebrale”, mentre attraverso la deformazione si fa sentire in modo diretto, silenzioso, ambiguo ma veridico, un’energia inconscia. Vitoni con la sua opera aspira a forme d’espressione che ripercuotano la sua sensibilità personale, differente da ogni altra.Le sue forme sono delle deformazioni.La visione dell’autoritratto per Vitoni cambia, si amplia e permette una precisa riflessione, secondo cui la fisicità e la presenza scenica non sono elementi indispensabili alla sua esistenza.Il vero dipingere è una lotta misteriosa e continua con il caso: misteriosa, perché proprio la sostanza della pittura usata in questo modo può compiere un assalto diretto al sistema nervoso.Il dipingere è oggi pura intuizione e fortuna che trae vantaggio da ciò che accade, quando stendi la materia.La ricerca del “tempo perduto” è la segreta ossessione che l’artista riversa nella propria opera, e l’autoritratto ne diventa l’emblema.

Vitoni riversa nei suoi autoritratti il piacere di essere vivo e di creare dei dipinti nei quali vorrebbe lasciare una traccia di sé come la lumaca lascia la sua bava, una specie di esilarante disperazione, di angoscia per l’ombra della vita che passa.

 

 

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