“Le visioni di Vitoni”

 

 

 

 

” Sono un pazzo visionario ed esprimo attraverso la pittura le mie visioni pazzesche.”

Vitoni trasfigura lo spazio, egli non vede, ha delle visioni; non racconta, vive; non riproduce, ricrea; non trova, cerca. Il mondo c’è già, non avrebbe senso farne una replica: il compito principale dell’artista consiste nell’indagarne i moti più profondi e il significato fondamentale, e ricrearlo. La pittura non deve più operare una registrazione, ma esprimere le pulsioni soggettive e le proiezioni emozionali e spirituali dell’artista. Molto spesso nell’arte contemporanea si ha la tendenza a riportare quasi tutto al concetto, l’opera viene vista come idea e non come processo di elaborazione che incrocia inestricabilmente la creatività materiale dell’opera, con quella materiale del concetto. L’arte ha sempre oscillato tra normalità e follia, borderline, confine sottile, impalpabile, terra di frontiera.    Vitoni non cerca di rassicurarci, con le sue opere traccia i nostri sogni inquieti, le paure che galleggiano dentro l’anima e che spesso restano lì, stagnanti, come le angosce e i piccoli neri.  Nelle opere di Vitoni si percepisce la stessa forza, la stessa capacità di essere visionari, che ricordano labirinti, dai quali non si riesce ad uscire. L’artista porta la sua visione  del mondo al mondo, la rende visibile , comunicabile, se pure nell’atto artistico la struttura dell’Io scompare per dare accesso alle forze oscure dell’inconscio.                                                                                      

Il linguaggio visionario è un linguaggio perduto, come cifre indecifrabili.

 

 

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