'𝔹𝕀𝕊𝔸ℂℂ𝕀𝕊𝕋𝔸ℕ' il film di Vito Nicoletta compie 4 anni.
Un'opera che resiste al tempo, come i muri scrostati che ritrae.
4 anni di premi e riconoscimenti in oltre 20 Festival Internazionali del Cinema in oltre 20 nazioni dei quattro continenti. Un risultato che va oltre ogni aspettativa per un film indipendente, autoprodotto.
'𝔹𝕀𝕊𝔸ℂℂ𝕀𝕊𝕋𝔸ℕ' è un'opera cinematografica che esplora in maniera dura e reale il tema dello spopolamento dei piccoli borghi italiani.
L'opera è caratterizzata da un linguaggio d'avanguardia, privo di dialoghi lineari, che punta su esperienze sensoriali, rumori ambientali (come il vento e i passi) e simbolismi.
È un film "di sottrazione", dove il silenzio e i rumori della natura che si riappropriano dei luoghi dell'abbandono, sostituiscono la narrazione classica.
L'analisi del sound design in Bisaccistan rivela come l'autore utilizzi il suono per sostituire interamente la narrazione verbale, riflettendo la lezione del cinema metafisico e contemplativo.
Il regista stesso cita spesso maestri come Andrej Tarkovskij e Béla Tarr come principali punti di riferimento per la gestione del tempo e dello spazio audiovisivo.
Queste tecniche si strutturano nell'opera e si collegano alla filosofia tarkovskijana.
Il Sound Design in "Bisaccistan" è
il vuoto come Suono Diegetico.
Il film racconta il ritorno spettrale di un emigrante in un borgo dell'Alta Irpinia, oramai, totalmente deserto. Vito Nicoletta amplifica i suoni naturali del luogo (le campane, il fischio costante del vento, il respiro affannoso del protagonista, il rumore dei suoi passi sui ciottoli) per dare una consistenza quasi "fisica" all'assenza umana.
L'eliminazione totale della parola parlata sposta l'asse dell'attenzione cognitiva sull'udito. Il paesaggio sonoro diventa il narratore che descrive il declino e "l'indifferenza degli sconfitti".
Il Legame con la Poetica di Tarkovskij è profondamente radicato nel modo in cui Nicoletta "scolpisce il tempo". Attraverso il suono eredita i principi fondamentali del regista russo (visibili in capolavori come Stalker o Solaris).
La Realtà Trasfigurata, come Tarkovskij, che nei suoi film non cercava una musica orchestrale tradizionale ma "forme sonore della realtà" mixate a musica sintetica. Nicoletta nel suo film, confonde il confine tra rumore reale (il vento) e musica astratta.
Per Tarkovskij la pioggia, l'acqua che scorre o il vento erano elementi spirituali, la Natura come Specchio dell'Anima.
In Bisaccistan, il vento cessa di essere un agente atmosferico e diventa il lamento stesso del borgo morente, un'eco della memoria del protagonista.
Il Ritmo Contemplativo, l'uso combinato di lunghi piani sequenza e tappeti sonori continui costringe lo spettatore a un approccio attivo e meditativo, tipico del cinema tarkovskijano, rifiutando i ritmi frenetici del cinema commerciale contemporaneo.
L’influenza del maestro ungherese Béla Tarr sullo stile visivo di Vito Nicoletta si manifesta principalmente nella gestione rigorosa del tempo, dello spazio e della desolazione, elementi chiave sia di capolavori come Sátántangó e Il cavallo di Torino, sia del documentario sperimentale Bisaccistan.
Ecco come l'estetica di Tarr si riflette geometricamente e concettualmente nelle inquadrature di Vito Nicoletta in Bisaccistan :
1- Il Piano Sequenza come Scolpitura del Tempo
La tecnica di Tarr: Il regista ungherese è celebre per le sue inquadrature lunghissime (piani sequenza) che rifiutano il montaggio frenetico. Il tempo scorre sullo schermo alla stessa velocità della realtà.
L'applicazione di Nicoletta: In Bisaccistan, il regista adotta questa dilatazione temporale. La macchina da presa segue il vagabondare del protagonista nel borgo deserto senza tagli artificiali. L'inquadratura non serve a far progredire l'azione, ma a costringere lo spettatore a "vivere" il peso del tempo e dell'abbandono.
2- L'Estetica della Desolazione e del Fango.
La tecnica di Tarr: I paesaggi di Béla Tarr sono lande desolate, spesso sferzate dalla pioggia, dal vento e dal fango, simboli di una decadenza esistenziale e cosmica.
L'applicazione di Nicoletta: il regista traspone questa estetica nei borghi fantasma del Sud Italia. Le sue inquadrature incorniciano case sventrate, vegetazione che si riprende lo spazio umano e muri scrostati. Non c'è alcuna ricerca del "pittoresco" o del borgo da cartolina, la desolazione è filmata con una crudezza geometrica che ricorda i paesaggi rurali e spettrali della puszta ungherese.
3- I Movimenti di Macchina Ipnotici e Circolari.
La tecnica di Tarr: La cinepresa di Tarr si muove con coreografie lente, fluide e avvolgenti attorno ai personaggi o agli oggetti, creando un senso di ineluttabilità e prigionia.
L'applicazione di Nicoletta: Nell' opera di Nicoletta, la camera esplora gli spazi vuoti con movimenti millimetrici e solenni. Questo approccio trasforma i vicoli deserti di Bisaccia in un labirinto mentale. L'inquadratura si sposta lenta, quasi a voler registrare la polvere che si deposita, privando lo spettatore di punti di fuga rapidi.
4- Il Peso dei Corpi e degli Oggetti (Materialismo Visivo)
La tecnica di Tarr: Tarr filma la fatica della materia, il camminare controvento, il peso di un secchio d'acqua, la consistenza del legno vecchio.
L'applicazione di Nicoletta: Nicoletta adotta un simile approccio tattile e materico. Nelle sue inquadrature, i dettagli degli oggetti abbandonati nelle case (una vecchia sedia, una porta divelta) o la pesantezza del passo del protagonista sui ciottoli assumono una dignità monumentale. La materia in decomposizione diventa la vera protagonista dell'immagine.
In sintesi, se da Tarkovskij Nicoletta eredita la spiritualità e la ricerca dell'anima nei dettagli della natura, da Béla Tarr mutua la radicalità dello sguardo, l'idea che il cinema debba essere un'esperienza visiva totalizzante, priva di compromessi commerciali, dove l'inquadratura diventa un monumento alla memoria e alla fine delle cose.